Il rifugio rappresenta la nostra mente

Il rifugio rappresenta la nostra mente

...lo dice anche la serie Il rifugio 

Il bunker è la tua mente in sopravvivenza

Qualche tempo fa una coachee mi ha detto che sentiva il bisogno di chiudersi in casa nel weekend per scappare dalla gente intorno e per sentirsi protetta, fino a quando non ha iniziato a sentirsi soffocare anche a casa.

Dunque, la minaccia non era fuori ma dentro di lei proprio come per i protagonisti della serie Netflix “Il rifugio atomico” ambientata in un búnker di lusso dove un gruppo di multimilionari si rifugia per sfuggire a una crisi globale mai vista prima. In questo spazio sotterraneo, il vero dramma non è l’apocalisse esterna, ma il conflitto interiore e relazionale tra chi convive forzatamente sotto terra. 

Già nel primo episodio si iniziano a capire i meccanismi più sottesi della trama: Max esce di prigione e va a vivere con i genitori nel bunker dove dove gelosie, vecchie ferite familiari, segreti e paure resuscitano rapidamente di quanto il mondo esterno stia crollando, tutto questo con giardini zen, spa, ristoranti e schermi che mostrano il mondo che va in pezzi potrebbe sembrare il posto più sicuro. 

La mia coachee è un esempio di una persona che ha costruito nel tempo delle strutture mentali di sopravvivenza per non sentirsi sopraffatte dal mondo esterno fino a quando il suo porto sicuro si è trasformato in una prigione interiore. 

Nel rifugio, i personaggi pensano di avere tutto sotto controllo: spazio protetto dalla catastrofe esterna, comfort materiali, possibilità di ignorare ciò che succede sopra.

Ma la loro psiche rivela presto che il vero caos vive dentro, non fuori. Questa è una dinamica che vediamo spesso anche nella vita reale:

  • quando cerchiamo di gestire l’ansia controllando tutto, finiamo per alimentare paura e rigidità;
  • quando evitiamo il confronto con il passato, esso si ripropone nelle relazioni;
  • quando trasformiamo il “riparo” in abitudine, perdiamo flessibilità e capacità di adattamento.

Il meccanismo si scardina quando capiamo che ciò che pensiamo ci protegga in realtà ci isola allenando la nostra mente a stare nell’incertezza, invece di rinchiudersi nella sicurezza apparente.

Uscire da un “rifugio atomico mentale” non significa buttarsi nel caos.
Significa riconnettersi alla realtà con strumenti più sani, anziché risposte automatizzate.

Angela Spulcioni

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